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Lapponia, un'esperienza unica!

Aggiornamento: 13 mar 2022


“Buongiorno e benvenuti nell’inverno lappone più freddo degli ultimi 50 anni”…come si suol dire, al solo sentir pronunciare queste parole, mi si è letteralmente gelato il sangue!

Dicembre, Capodanno di un imprecisato anno che non ricordo ma poco importa.

Lapponia finlandese.

Circolo polare artico.

Il viaggio in cui ho scoperto che il 40 con il meno davanti,

non è un numero ma è uno stato mentale.

Meno 40 è una temperatura che se non l’avessi vista con i miei occhi sulla colonnina luminosa non avrei mai creduto che potesse esistere e soprattutto, che potessi resistere.

Quando ho detto agli amici che sarei partita è stato tutto un “Chicca ma ti sei impazzita guarda che là fa freddo” e il mio “si immagino”

“Ma lo sai che là si gela”? e il mio “si immagino”

“Guarda che lì non è lo stesso freddo della Val Gardena” e il mio “si immagino”

Beh ecco… “immagino” non era la parola giusta, perché quello è un freddo che non ti immagini, è un freddo che noi comuni mortali italiani, per quanto nordici possiate essere, non immaginiamo.

Certo se lo avessi lontanamente immaginato non sarei mai partita e mi sarei persa l’opportunità di un grande viaggio e di un grande popolo quindi il mio inguaribile ottimismo unito all’immotivata fiducia nelle mie possibilità fisiche mi hanno regalato un’esperienza sicuramente unica nel suo genere.

Mi hanno regalato la luce tenue di un crepuscolo perenne, un sole indeciso che non vuole andare né su e né giù e nel dubbio resta a metà salvo poi decidere di sparire all’improvviso per regalarci la notte più buia e più profonda che si possa immaginare alle due del pomeriggio!

E sì perché quando a dicembre in Lapponia è buio, è quel buio che non vedi una luce per kilometri e kilometri, è buio che vedi così tante stelle in cielo che hai quasi paura che ti cadano addosso, è quel buio che tutti i pensieri vengono fuori come lucciole nella notte, è quel buio che se hai un conto in sospeso con te stesso è arrivato il momento di pagarlo.

Ed è freddo, quel freddo che ti entra direttamente nel cervello anche se sei coperto fino all’ultimo capello, quel freddo che ti fa dire “ma potevo andare a Cuba” appena esci, quel freddo che ti fa dire “a sto giro non ce la faccio”.

Ma poi ce la fai, perché la mattina il riverbero del sole che fa l’occhiolino alla neve cristallina ti abbaglia gli occhi di una luce irreale che vuoi andare a vedere se esiste per davvero.

Poi ce la fai perché quando sali sulla motoslitta, accendi il motore ed è l’unico rumore che senti in mezzo al nulla, capisci che una volta nella vita dovevi farlo!

Poi ce la fai perché non resiti all’invito della guida lappone che con un sorriso ti rassicura e ti dice che la fatica di due ore per andare e due ore per tornare guidando un mezzo quantomeno improbabile ne varrà la pena.

Beh se dicessi che ne vale la pena non renderei giustizia a questa terra a dicembre, un paesaggio irreale in cui se all’improvviso spuntasse uno gnomo o un elfo lo saluteresti come se avessi incontrato un amico al bar, anzi quasi te lo aspetti che spunti prima o poi.

Poi ce la fai perché 40 con il meno davanti è bello, così maledettamente bello da farti dimenticare il buio, il freddo e la fatica e farti sentire solo la gioia dell’insano momento in cui continuavi a dire “immagino” e hai deciso di partire.









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